Teatri di Siena
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Siena ha un posto di rilievo nella storia del teatro italiano. Ebbe nel Medioevo sacre rappresentazioni, giochi pubblici, cortei e tornei, macchine e carri allegorici sacri e profani. A Siena, oltre ai Rozzi e al Teatro Grande, poi dei Rinnovati, furono numerosi nei secoli gli spazi teatrali, da quello del Collegio Tolomei ai molti all'interno dei palazzi gentilizi e più recentemente a quelli improvvisati negli spazi delle Società di Contrada, sorte alla fine dell'Ottocento in tutte le diciassette Contrade di Siena. Tra quelli che ne continuano l'eredità sono il Piccolo Teatro in Palazzo Sergardi, fatto costruire da Margherita Sergardi Marmoross nel 1950, ove rappresentazioni di opere teatrali classiche e d'avanguardia si alternano ai corsi diretti principalmente ai giovani. Nel 2001 è stato restituito a nuova vita il Teatro della Parrocchia del Costone, nato nel 1912, un'istituzione cara a a molte generazioni di senesi, che vuole essere un teatro semplice, dilettantesco e popolare, per fornire ai giovani una "palestra di vita" e un primo applauso dai suoi 135 posti. In questi e in altri effimeri palcoscenici continua anche la tradizione del teatro di ambientazione e di matrice cittadina, del teatro goliardico, vernacolo e contradaiolo i cui temi si intrecciano in varie manifestazioni durante tutto l'anno. C'è ad esempio Odeon, una rassegna nata nel 1978 per iniziativa della Contrada dell'Onda, che vede in scena bambini delle diciassette contrade senesi. O ancora l'operetta trasgressiva e salace messa in scena dagli studenti dell'Università ogni anno, durante le Feriae Matricularum, con la festevole spensieratezza e lo spirito di fratellanza dell'antica goliardia. A Siena, scrive Giuliano Catoni "il teatro goliardico continua a rappresentare la parte più intimamente legata agli allegri baccanali degli antichi chierici vaganti". Non poteva mancare a Siena un teatro vernacolo e di argomento contradaiolo e paliesco. La cospicua produzione del Novecento, ebbe il suo più grande successo in Rompicollo, operetta di Luigi Bonelli all'incrocio tra diversi generi, definita "l'Aida delle operette" e rappresentata anche fuori Siena, come a Berlino nel 1938. Ma annovera molti autori e spettacoli di grande successo a Siena, con testi di autori come Silvio Gigli, Mario Verdone, Fernando Giannelli, Arrigo Pecchioli e Bruno Tanganelli detto Tambus, fondatore nel 1978 del Vernacolo Clebbe.
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